domenica 26 giugno 2016

Aggiornamento June 26, 2016 at 02:13PM

Un commento di Valentino Filippetti mi ha portato a riflettere. Si parlava della tempesta che scuote il Teatro Mancinelli e con una battuta mi fa «ti sei messo a guardia del "bidone"» . Per una frazione di secondo non l'ho capita. Ho davvero creduto che il neosindaco di Parrano, persona intelligente e garbata, si riferisse al Teatro. Ovviamente non era così ma ho scelto di rispondere come se ci fosse davvero l'equivoco proprio per sgombrare il campo dai fraintendimenti. Ho seguito in questi giorni il dibattito tra personalità orvietane sulla questione del cambio di direzione artistica, dei commenti di Zingaretti e Salemme, e dell'azione del gestore TeMa. Il punto è che da un lato si sono schierati alcuni, come Gianluca Foresi, portando le ragioni dell'arte e della cultura, altri, giustamente, come l'assessore al bilancio Massimo Gnagnarini pur senza voler fare contrapposizioni rivendicano la necessaria attenzione ai conti ed il fatto che siano i bilanci il punto d'origine della programmazione (lo dice anche il TUEL che è la normativa di rifermento quindi è così). Però questo a me stona. Mi spiego meglio: E' vero che sine pecunia cantantur missae, senza denari non si cantan messe e senza conoscere le fonti economiche e finanziarie in modo rigoroso non è corretto programmare, magari sperando poi nell'intervento del Comune. Ed è vero che l'idea di progetto culturale ed artistico è la base su cui si deve cominciare a ragionare prima di valutare del sistema dei costi e dei benefici. Però se è vero che si deve ragionare dei soldi per pagare i contenuti bisogna anche ricordare che detta così qualunque contenitore, il sagrato di una chiesa od un capannone impolverato del consorzio Crescendo potrebbe andare bene come contenitore. Ecco. Il punto è questo. Tutti i ragionamenti non prevedevano il Teatro Mancinelli, erano avulsi dal contenitore. O meglio in termini di bilancio e di programmazione ci si riferiva sicuramente a quella sede, ma per ipotesi si sarebbero potuti adattare ad altre sedi fisiche, con altri tipi d'impatto nell'immaginario dei fruitori ed altre conseguenze sullo sviluppo cittadino. Invece deve essere chiaro che il Teatro è uno ospita parte del genius loci cittadino, che deve riappropriarsi di una centralità nello sviluppo culturale cittadino e che deve essere garantito il mantenimento del prestigio che è stato faticosamente guadagnato negli anni. Io non credo che non se ne sia discusso per dimenticanza, piuttosto lo si da per scontato e questo, se possibile, mi preoccupa ancora di più. In questa città, è la mia opinione da persona che viene da lontano, osservo troppo spesso dare per scontato che si sa convivere con problemi che invece possono essere affrontati e risolti, che lo stoicismo col quale si sopportano certe arroganze non rappresenta sempre forza di carattere ma certe volte ricorda più la furbizia della volpe di Esopo molto abile a trovare scuse meno a raggiungere i risultati. Forse bisogna ripartire ponendo al centro il Teatro, il simbolo, la sua storia ed il suo prestigio quelli si, sicuramente orgoglio orvietano, senza darli per scontati, anzi difendendoli e rivendicandoli. Io almeno, se fossi nato orvietano, sento che vorrei fare così e mi sembra strano che pubblicamente, negli atti consiliari, sulla stampa e sui social non sia questo il punto di partenza. Ecco, l'ho detto e adesso mi sento meglio.
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